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Breve guida del viaggiatore ecologico

L’estate è alle porte e con essa il desiderio, per molte persone, di preparare le valigie e partire alla ricerca di relax, avventura, cultura ed esperienze memorabili. “Staccare” significa spesso liberarsi forzatamente dai problemi e dalle preoccupazioni della vita quotidiana, ma questo, mi chiedo, legittima inavvertitamente anche una stagionale indifferenza alla questione ambientale? Quanto e come incidono i nostri spostamenti sugli equilibri dei luoghi che visitiamo? Quali sono i comportamenti da seguire e le scelte da fare per viaggiare in modo etico? Questo articolo vuole quindi riflettere sull’impatto ecologico del turismo e offrire una panoramica sulle alternative sostenibili.

Benché basata precisamente sulla bellezza dei territori, non sempre l’industria del turismo agisce in favore della loro conservazione. Se volta principalmente al guadagno, essa si trasforma in una macchina micidiale per gli ecosistemi – dei quali le comunità locali sono parte integrante. Gran parte delle attività coinvolte nel settore richiedono un uso massiccio di risorse, acqua in primis, e questo, se non monitorato, conduce presto al loro esaurimento. Ciò è particolarmente grave in quelle zone “esotiche” all’occhio occidentale, dove l’economia del turismo è gestita da enti straniere che fanno pressione sulle risorse del posto, talvolta già scarse. Ai rischi legati allo sfruttamento eccessivo del territorio si aggiungono i danni – anche estetici – causati dalla costruzione incontrollata di strutture come hotel e resort, l’inquinamento derivante dai trasporti e quello causato dalla plastica e altri rifiuti.

Conoscere il problema, per quanto scoraggiante, aiuta a fare luce sulle possibili soluzioni, motiva a cercare e creare le alternative. Ecco allora una breve lista dei principi e delle pratiche dell’Ecoturismo.

1. Il mezzo di trasporto. Prima ancora della meta, è fondamentale scegliere come muoverci. Per ridurre l’impronta di emissioni decidiamo di visitare il più possibile a piedi, in bici, o con i mezzi pubblici. Riscoprire consapevolmente il territorio locale è quindi la miglior opzione! Prima di affrontare un viaggio in automobile, riflettiamo sui consumi del nostro mezzo in rapporto al tragitto da compiere e valutiamo l’idea di prendere il treno.
2. I bagagli. O meglio, il loro contenuto: molti cosmetici, tra cui le creme solari, contengono infatti sostanze altamente inquinanti che vengono inevitabilmente rilasciate nell’ambiente (oltre ad essere dannose anche per il nostro organismo). In particolare, l’oxybenzone, usato come filtro UV, è strettamente connesso al deterioramento della barriera corallina. Optiamo per prodotti biologici, biodegradabili, di origine vegetale e non testati sugli animali – fortunatamente l’offerta sul mercato è decisamente in aumento in questi ultimi anni! Facciamo attenzione anche alle microplastiche, piccole sfere non biodegradabili contenute in scrub e dentifrici che passano attraverso i filtri finendo direttamente in mare, inquinandolo.
3. La destinazione. Viaggiare dev’essere un piacere, ma può anche e soprattutto diventare un’opportunità di crescita personale e arricchimento culturale. Prima di goderci il nostro soggiorno, informiamoci sul passato e l’attualità del Paese. Per poter fare scelte consapevoli è necessario conoscere i problemi che le comunità locali devono affrontare, sapere se i loro diritti sono garantiti, la parità rispettata, qual è lo stato delle risorse naturali sul territorio, se la fauna viene sfruttata come attrazione turistica…
4. La sistemazione. Scegliendo hotel e alloggi a gestione familiare o comunque locale aiutiamo la comunità autoctona invece di sostenere le imprese multinazionali – lo stesso principio è estendibile ad ogni genere di locale e ristorante. Un altro elemento importante da considerare è in che modo queste strutture riforniscono l’energia e gestiscono le risorse: preferiamo chi utilizza fonti sostenibili, ricicla le acque grigie e basa almeno parte del proprio menù sull’autoproduzione e il kilometro zero.
5. Gli acquisti. È importante incoraggiare i produttori locali, gli artigiani, le botteghe, che oltre a far parte di un mercato ristretto sono il più delle volte garanzia di una maggiore qualità rispetto ai souvenir prodotti in serie. Evitiamo poi a qualsiasi costo di comprare prodotti derivanti da attività illegali come il bracconaggio che minacciano seriamente la sopravvivenza di alcune specie animali!
6. I rifiuti. Non sempre è facile vivere zero waste lontano da casa, alcune mete molto turistiche tendono a trascurare la raccolta differenziata dei rifiuti e anche ai più attenti può capitare di dover scendere a compromessi con l’usa e getta in determinate situazioni. Facciamo del nostro meglio per rispettare la regola delle 3R (ricicla, riusa, riduci) ma soprattutto portiamo sempre via i nostri rifiuti per evitare che finiscano in mare, sporchino le strade della città e inquinino parchi e aree naturalistiche!

L’ecoturismo, termine coniato nel 1983 dall’architetto messicano Héctor Ceballos-Lascurain, non è sinonimo di privazione e rinuncia alle comodità delle vacanze, è anzi un’opportunità di godere al massimo dell’esperienza del viaggio, considerando non solo la meta, ma tutto il percorso, facendoci scoprire l’importanza del nostro passaggio e della nostra presenza sui territori che attraversiamo nella loro meravigliosa complessità ed unicità.
Esiste anche un portale dedicato all’ecoturismo in regione: http://ecoturismofvg.com/

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