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Cosa mi ha spinto in Greenpeace

Ho sempre avuto tendenze “ambientaliste”, soprattutto grazie al clima in casa mia, con mia madre che lavorava in un negozio di prodotti biologici e mio padre che installava pannelli fotovoltaici e alla fine li ha posizionati anche sul nostro tetto. Ancora oggi, a distanza di circa 10 anni, ricaviamo la maggior parte della nostra energia da essi.
La mia tesina di terza media verteva sugli OGM e sul nucleare, quella di maturità approfondiva il tema della relazione tra uomo e natura, dall’antichità ai tempi moderni e promuoveva le alternative ai fossili.

Non ricordo precisamente il momento in cui l’ho deciso, ma i documentari del regista francese Yann Arthus-Bertrand, che andavano in onda su Rai 5, mi hanno ispirato: quelle immagini, quelle parole cariche di tristezza, bellezza e disperazione nei confronti dell’umanità, e soprattutto tutte quelle persone che, in giro per il mondo, lottavano ogni giorno per il futuro; tutto ciò mi ha spinto a cambiare strada e a voler diventare una Biologa Marina. Non volevo più lavorare per difendere le persone, ma desideravo lottare per chi non ha voce: la natura, in particolare la vita marina, perché mi ha sempre affascinato e soprattutto perché la sua fragilità è, da troppo tempo, sottovalutata.


Conosco Greenpeace da molti anni, da quando ero ancora una ragazzina e ogni tanto vedevo le sue azioni spettacolari in giro per il mondo, quelle rare volte in cui venivano mostrate al telegiornale. Non credevo sinceramente che avesse anche una rete di volontari e l’idea di poter essere solo un attivista spaventava sia me che i miei genitori. 
Un giorno ho ricevuto un’email da Greenpeace Italia e ho capito che potevo attivarmi molto di più che firmando petizioni, condividendole o facendo donazioni: potevo diventare una volontaria. Allora ho cercato sul sito internet e ho trovato che qui, a Udine, c’era un gruppo locale. Colta dall’emozione, ho subito scritto alla coordinatrice di poter avere maggiori informazioni su come partecipare e in un baleno mi sono unita al gruppo; mi hanno subito accolto come in famiglia e già poco tempo dopo il mio arrivo ho svolto il mio primo banchetto: ero sinceramente terrorizzata dal dover fermare le persone per dar loro i nostri volantini informativi, perché sapevo, per esperienza, che molti risultano estenuanti e che, solitamente, chiedono soldi. Ma la consapevolezza che il nostro compito era solo quello di informare e non raccogliere denaro, mi sono buttata con entusiasmo per diffondere con più persone possibile il nostro messaggio.

Ancora adesso, il volantinaggio è la parte che più mi demoralizza, perché spesso non ci riconosco e tante, troppe volte rifiutano di essere informati, un po’ perché timorosi di dover dare qualcosa, un po’ perché non ci credono o non hanno voglia di “perdere tempo”, in quanto hanno altro da fare, senza accorgersi di quanto l’umanità sia in pericolo.

Amo di più le nostre azioni (seppur molto più semplici di quelle degli attivisti), con l’idea che grazie alla creatività del nostro piccolo gruppo, qualche cittadino udinese e non, cominci a informarsi e a cambiare il suo stile di vita, diffondendo a sua volta il messaggio.

Seppur con il timore che il mondo non cambierà mai abbastanza e soprattutto in tempo, dati anche i risultati allarmanti che possiamo vedere, non smetto e non smetterò mai di lottare finché potrò, per un futuro degno di essere vissuto e una Terra più libera.

 

/Cristina

 

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