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Entrare in Greenpeace: una dimostrAZIONE di amore

Scegliere di entrare in Greenpeace è stato un atto naturale, anche se l’ho compiuto “tardi”.

La Natura è sempre stata parte di me. Credo di dover ringraziare i nonni per questo e le estati trascorse in montagna; o, forse, hanno solo attivato braci già esistenti, chissà. In ogni caso potrei dire di aver iniziato come animalista – trovo relazionarsi agli animali semplice, credo sia sufficiente guardarli negli occhi per rendersi conto di come siano consapevoli e senzienti. Diventare ambientalista è stato il passo successivo, ma inevitabile: gli animali non sono scindibili dall’ambiente che vivono – ma, in fondo, neanche noi. Fino a poco tempo fa abbiamo pensato all’ecosistema come ad una esternalità, a qualcosa che influenziamo, tocchiamo, al limite roviniamo. L’ecosistema, tuttavia, è più accuratamente descrivibile come una rete, una rete senza un centro, di cui noi facciamo intrinsecamente parte: toccando un giunto, si muove interamente, e noi con lei.

Comprendersi ambientalisti porta a compiere scelte quotidiane, partendo dal consumo – che diventa consapevole, con una riduzione/annullamento del consumo di carne/pesce, riduzione della plastica – alimentazione per quanto più possibile biologica e locale, autoproduzione dove e come possibile, scelta di fornitori di energia sostenibile e chi più ne ha, più ne metta. Scoprirmi ambientalista è stato, per me, in sostanza, cercare di ridurre, su quanti più fronti possibili, il mio inevitabile impatto sul pianeta.

Eppure.

Avrei potuto continuare a compiere quelle scelte, consapevole della loro validità; avrei potuto continuare a firmare petizioni online; avrei potuto continuare a essere ciò che sono nel relativo isolamento urbano. MA. Sono diventata mamma.

Le scelte si sono evolute e hanno cominciato ad includere – e “impattare” un altro essere umano (dai pannolini lavabili, ai giocattoli sostenibili; dalle feste di compleanno senza prodotti monouso all’abbigliamento…). Le scelte non sono state imposte alla creatura neo arrivata, ma condivise. Questo ha significato condividere le condizioni del pianeta di cui siamo parte.

Sono consapevole come questo sia controverso. Molti genitori scelgono di non descrivere le condizioni del pianeta, perché ritenute “troppo” – fanno troppa paura, sono troppo tristi. Questo costringe le nuove generazioni ad avere la testa sotto la sabbia e ad emergere dopo. Peccato che non abbiamo più tempo.

Sono, quindi, dell’opinione che sia imperativo condividere le condizioni reali della Terra; il come (video, disegni, libri, grafica, fotografie, racconti, documentari, parole) può essere aperto a dibattito, ma credo sia importante che le nuove generazioni sappiano in che condizioni è la loro casa. Soprattutto è importante vengano a sapere cosa possono fare per mitigare/migliorare/risolvere le cose. Si condivide un problema perché se ne trovino, insieme, le soluzioni; e di questo si tratta. E “i giovani” dimostrano ogni giorno di avere capacità di pensiero creativo interessanti.

E’ qui che Greenpeace è entrata nelle nostre vite in maniera concreta. Entrare in Greenpeace ha significato incontrare altre persone impegnate in un percorso; persone che, senza la pretesa di essere perfette, si mettono in gioco tutti i giorni; persone che scelgono di agire, di fare. Entrare a far parte di Greenpeace ha anche avuto altri effetti: ha reso le nostre scelte più leggere, più semplici – perché, appunto, scelte condivise. In realtà, se sono onesta con me stessa, non sono stata io ad entrare in Greenpeace, è stata la giovane creatura: è stata lei a chiedermi se esistevano altre persone che, come noi, amano questo pianeta; è stata lei a chiedere di poter fare qualcosa per aiutare il pianeta. Non ho fatto altro che accogliere le sue esigenze, e rispondervi.

In fondo, il mio, è stato anche un mero atto di responsabilità: di fronte alle azioni che l’essere umano ha compiuto fino ad ora – azioni che è fin troppo semplice riconoscere come “non mie” – rimane, comunque, una mia responsabilità il tentare di porvi rimedio. E, prendersi le proprie responsabilità, è un grande insegnamento; e quale modo migliore dell’azione? La magia, dopotutto, è nel fare. Il pensiero viene prima dell’azione, certo, ma senza l’azione rimane, appunto, solo pensiero.

E così, la consapevolezza viene condivisa e l’azione si moltiplica.

In ultima analisi, tuttavia, il mio entrare in Greenpeace è una mera dimostrAzione di amore nei confronti di mia figlia: perché veda che mi prendo le mie responsabilità, senza delegare a lei o ad altri qualcosa che è imperativo iniziare adesso; perché veda che davvero ho a cuore il suo futuro, e quello delle generazioni che verranno; perché il mio amore si traduca in parole E azioni; perché veda che ci metto le mani e la faccia.

Far parte di Greenpeace per me è solo amore in azione, tutto qui. Né più, né meno.

/Marta

 

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